Diagnostica oculistica in Nuovista
La qualità di un intervento dipende dalla precisione della diagnosi che lo precede. Nella chirurgia della cataratta il rapporto è particolarmente stretto: la lunghezza del bulbo oculare, la curvatura della cornea e lo stato della retina non servono soltanto a stabilire se operare. Determinano la lente che il paziente porterà per il resto della vita e definiscono quanto sia realistico recuperare.
La visita oculistica completa
La visita comincia dall’anamnesi, non dallo strumento: da quanto tempo il disturbo è presente, come si manifesta, quali attività limita, quali patologie e quali terapie sono in corso, se esiste familiarità per glaucoma o per maculopatia. Molte diagnosi si orientano già in questa fase.
Segue la parte strumentale, che comprende di norma:
Al termine vengono consegnati il referto e, insieme a questo, una spiegazione orale: che cosa è stato rilevato, che significato ha, quali sono le indicazioni.
Tutti gli esami in un solo accesso
Tre esami in tre giorni diversi comportano tre accessi, tre accompagnamenti e, di frequente, un permesso di lavoro per il familiare che accompagna. È un costo organizzativo che incide sulla decisione più di quanto venga riconosciuto, e che in molti casi la rinvia.
Nel percorso cataratta di Nuovista gli esami pre-operatori vengono eseguiti nella stessa seduta della visita: nella stessa mattinata sono disponibili la valutazione clinica, le misurazioni per il calcolo della lente intraoculare e l’esito. La strumentazione è in sede, quindi non vi sono referti da acquisire presso altre strutture né tempi di attesa tra un esame e l’altro.
Gli esami e la strumentazione
Misurazione automatica e rapida del difetto visivo: miopia, ipermetropia, astigmatismo. Osservando una mira all’interno dello strumento si ottiene in pochi secondi una stima obiettiva della refrazione.
È un punto di partenza, non un risultato definitivo: il dato viene poi affinato dallo specialista con le lenti di prova, perché la funzione visiva di una persona non è riducibile a un valore numerico.
È l’esame che rende possibile un intervento di cataratta calcolato sul singolo occhio. Misura la lunghezza assiale del bulbo, la curvatura corneale e la profondità della camera anteriore; da questi valori, attraverso formule di calcolo dedicate, si determina il potere della lente intraoculare da impiantare.
È una misurazione ottica, senza contatto, di pochi minuti. Da essa dipendono in larga parte l’acuità visiva post-operatoria e la distanza alla quale sarà a fuoco: è la ragione per cui non calcoliamo una lente su misurazioni eseguite altrove e non verificate in sede.
L’OCT è una scansione della retina e del nervo ottico che impiega un fascio di luce — non radiazioni ionizzanti — e non prevede contatto con l’occhio. Restituisce immagini in sezione dei diversi strati retinici con risoluzione micrometrica: consente di osservare la retina di profilo, strato per strato, e non soltanto in superficie.
Nel percorso cataratta ha una funzione precisa: rilevare l’eventuale presenza di una sofferenza maculare — maculopatia, edema, membrana epiretinica — che limiterebbe il recupero visivo. È l’esame che permette di formulare in anticipo un’aspettativa realistica. Al di fuori della cataratta, l’OCT è lo strumento con cui si diagnosticano e si monitorano nel tempo la degenerazione maculare, il glaucoma e la retinopatia diabetica.
Richiede pochi minuti e di norma nessuna preparazione.
Mappa a colori della superficie della cornea, che ne misura curvatura e regolarità punto per punto, in pochi secondi e senza contatto.
Consente di quantificare l’astigmatismo corneale — informazione determinante per stabilire se impiantare una lente torica e con quale orientamento — e di riconoscere irregolarità o ectasie della cornea che modificherebbero la strategia chirurgica. È inoltre l’esame che permette di valutare l’idoneità a una correzione dei difetti visivi.
Misura lo spessore della cornea. Il dato ha tre utilità: consente di interpretare correttamente il valore della pressione intraoculare, che su una cornea sottile o particolarmente spessa può risultare falsato; permette di valutare la condizione dello strato più interno della cornea prima di un intervento; orienta la pianificazione chirurgica quando la cornea è sottile o sofferente.
Quando richiedere una visita
Alcuni disturbi rendono opportuna una visita senza attendere il controllo di routine:
Un controllo periodico è consigliabile anche in assenza di disturbi: ogni due anni dopo i quarant’anni, annuale dopo i sessanta. La frequenza va aumentata in presenza di diabete, familiarità per glaucoma, miopia elevata o terapie cortisoniche prolungate. Il glaucoma, in particolare, non dà sintomi fino a quando il danno è avanzato: è la ragione per cui si individua soltanto se lo si cerca.
Come prepararsi alla visita
Poche indicazioni utili:
- porti gli occhiali che utilizza e l’ultima prescrizione;
- porti i referti di visite ed esami oculistici precedenti, anche remoti: il confronto nel tempo è spesso più informativo del singolo dato;
- porti l’elenco dei farmaci che assume. Alcune terapie sono rilevanti per l’oculista e per la pianificazione di un intervento: le segnali sempre, anche quando sembrano non pertinenti;
- se utilizza lenti a contatto, dovrà sospenderle per 48 ore prima degli esami della cornea, perché possono modificarne temporaneamente la forma e falsare le misurazioni;
- se è prevista la dilatazione della pupilla, per alcune ore la visione resterà annebbiata e la sensibilità alla luce aumentata: non potrà guidare. Venga accompagnato e porti un paio di occhiali da sole.
Se accompagna un familiare
Chi accompagna può assistere alla visita, se il paziente lo desidera. La presenza di un familiare ha un’utilità concreta: le informazioni fornite durante una visita specialistica sono numerose e la loro ritenzione, a distanza di qualche ora, è parziale in chiunque.
Con il consenso del paziente, all’accompagnatore vengono comunicate le stesse informazioni fornite a lui/lei: quadro clinico, indicazione, tempi, contenuto e costo del percorso. Referto ed esami strumentali sono consegnati in copia e restano a disposizione, anche per un secondo parere. Il numero di riferimento della clinica è utilizzabile anche da chi accompagna, per i chiarimenti successivi alla visita.
Una precisazione operativa: quando è prevista la dilatazione della pupilla il paziente non potrà guidare per alcune ore. In quel caso l’accompagnamento non è un’opzione di comodità, ma una necessità da programmare.
Dopo la visita: gli esiti possibili
Al termine della visita vengono consegnati il referto e la spiegazione di quanto è emerso. Da qui si aprono tre strade, tutte esplicite:
- esiste un’indicazione chirurgica: vengono illustrate tecnica, lente e tempi, e viene proposta una data. Il percorso è descritto nella pagina Chirurgia;
- l’indicazione chirurgica non sussiste: riceve un piano di controllo con una scadenza definita e un promemoria quando sarà il momento;
- è necessario un approfondimento o una terapia medica: vengono indicati quale, per quale ragione e con quali tempi.
In tutti i casi si esce dalla visita sapendo qual è il quadro, che cosa fare e quando. È il minimo che una visita specialistica dovrebbe garantire.
I controlli nel tempo
Chi si opera presso di noi ha un calendario di controlli post-operatori definito prima dell’intervento e compreso nel percorso. Chi non si opera riceve un piano di monitoraggio impostato con la stessa cura: la cataratta evolve lentamente e molte patologie della retina si gestiscono meglio quando vengono individuate presto. In entrambi i casi il promemoria dell’appuntamento viene inviato dalla clinica.
La tua vista merita una risposta chiara
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