Chirurgia della cataratta
L’INDICAZIONE ALL’INTERVENTO
La cataratta è la progressiva perdita di trasparenza del cristallino, la lente naturale collocata dietro l’iride. Non regredisce e non si tratta con i colliri né con una nuova correzione ottica: l’unico trattamento efficace è la sostituzione del cristallino opaco con una lente artificiale.
Non esistono un’età giusta uguale per tutti né un valore-soglia. Il criterio è funzionale: l’indicazione chirurgica si pone quando l’opacità limita le attività quotidiane. I segnali più frequenti sono la visione annebbiata, come attraverso un velo; l’abbagliamento da fari o da luce solare; i colori percepiti come spenti o virati verso il giallo; la difficoltà nella lettura e nella guida serale; la necessità di modificare frequentemente la correzione ottica.
La valutazione avviene durante la visita di idoneità. Se l’indicazione non sussiste, viene comunicato e programmato un controllo: concludere la visita senza una data operatoria è un esito previsto, non un’eccezione.
Come si svolge l’intervento:
LA TECNICA: LA FACOEMULSIFICAZIONE
La tecnica impiegata in Nuovista è la facoemulsificazione, standard internazionale di riferimento. Attraverso una microincisione di circa due millimetri e mezzo, uno strumento a ultrasuoni frammenta il cristallino opaco e lo aspira, conservando la capsula naturale che lo conteneva. All’interno della capsula viene inserita, ripiegata, la lente intraoculare, che si dispiega in sede e vi rimane stabilmente. L’incisione, per dimensione e geometria, si richiude spontaneamente e di norma non richiede sutura.
L’intervento si esegue in anestesia topica o locale — con colliri anestetici — in regime ambulatoriale, con dimissione nella stessa
La lente intraoculare: i criteri di scelta
La lente intraoculare rimane nell’occhio per tutta la vita e non richiede manutenzione. La sua scelta determina la qualità e la distanza della visione dopo l’intervento: non è un dettaglio tecnico delegabile.
- Lente monofocale — mette a fuoco una sola distanza, di norma quella lontana. È la soluzione più diffusa e con il profilo di risultato più prevedibile; per la lettura sono generalmente necessari occhiali da vicino.
- Lente torica — corregge anche l’astigmatismo corneale, quando presente in misura significativa. Richiede un orientamento su un asse calcolato prima dell’intervento e rispettato in sala.
- Lenti multifocali ed EDOF (a profondità di fuoco estesa) — distribuiscono la messa a fuoco su più distanze e riducono la dipendenza dagli occhiali. Non sono indicate per tutti gli occhi, la valutazione è a cura del chirurgo.
La lente più adatta non è la più costosa: è quella compatibile con le misure biometriche del suo occhio, con lo stato della retina e con le esigenze visive della sua vita quotidiana. Per questa ragione la scelta segue gli esami, non li precede, e viene discussa con il chirurgo prima della programmazione. Le misurazioni su cui si fonda sono descritte nella pagina Diagnostica.
Quando operare la cataratta del secondo occhio
Quando la cataratta interessa entrambi gli occhi si opera solitamente un occhio per volta. L’intervallo tra i due interventi è una decisione clinica del chirurgo, che valuta il decorso del primo occhio e l’entità della differenza visiva tra i due.
La seconda data viene comunque definita in fase di programmazione: non è necessario riavviare il percorso né essere reinseriti in lista.
E se una cataratta non è “di routine”?
La chirurgia della cataratta è, correttamente, considerata un intervento affidabile e riproducibile. Esistono però condizioni che ne aumentano la complessità: una pupilla con scarsa dilatazione, una sindrome pseudoesfoliativa, una cataratta avanzata e di consistenza aumentata, esiti di trauma o di precedente chirurgia oculare, un occhio già sottoposto a chirurgia refrattiva, una retina fragile, una cornea con endotelio sofferente, terapie farmacologiche che interferiscono sulla midriasi e che alterano la capacità coagulativa.
In queste situazioni pesano due fattori: l’esperienza dell’operatore e il livello della sala in cui si opera. È la ragione per cui, se un intervento le è stato sconsigliato o rinviato altrove, è opportuno chiedere un secondo parere in Nuovista.
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