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Vista appannata: è cataratta o è qualcosa d’altro?

L’annebbiamento della vista è un sintomo, non una diagnosi. Le cause possibili sono numerose, alcune banali e altre da valutare nel giro di ore. La differenza sta in due elementi: la velocità con cui è comparso e se riguarda un occhio o entrambi.

«Vedo appannato» è una delle frasi più frequenti in un ambulatorio oculistico, ed è anche una delle meno specifiche. Descrive un’esperienza reale e riconoscibile — una superficie che si è velata, colori meno nitidi, la sensazione di guardare attraverso un vetro sporco — che però può derivare da strutture dell’occhio completamente diverse tra loro. Distinguere è compito della visita; sapere che cosa osservare, e che cosa non va rimandato, è utile prima.

La prima domanda: in quanto tempo

Un annebbiamento comparso nell’arco di mesi o di anni ha un elenco di cause diverso da un annebbiamento comparso in poche ore. È la distinzione più utile che una persona possa fare da sola.

La cataratta appartiene alla prima categoria. Il cristallino — la lente naturale collocata dietro l’iride — perde progressivamente trasparenza, e lo fa con una lentezza che rende il cambiamento difficile da percepire: molti pazienti si accorgono di quanto vedevano male soltanto dopo l’intervento del primo occhio, confrontandolo con il secondo. Un annebbiamento graduale, bilaterale, con abbagliamento dai fari e colori virati verso il giallo, orienta in quella direzione.

Un annebbiamento improvviso, invece, è un’altra questione.

I sintomi che non vanno rimandati

Alcune situazioni richiedono una valutazione oculistica urgente, nell’ordine delle ore e non dei giorni:

  • una riduzione della vista comparsa improvvisamente, in particolare in un solo occhio;
  • la percezione di una tenda o di un’ombra che scende o avanza nel campo visivo;
  • lampi di luce e corpi mobili — le cosiddette mosche volanti — comparsi all’improvviso e in gran numero;
  • una macchia fissa o una zona distorta al centro di ciò che si guarda, con le linee dritte che appaiono ondulate;
  • dolore oculare intenso associato ad arrossamento, nausea e visione di aloni intorno alle luci.

Dietro questi sintomi possono esserci un distacco di retina, un’occlusione vascolare retinica, un interessamento della macula o un attacco acuto di glaucoma: condizioni in cui il tempo entro cui si arriva alla diagnosi incide sull’esito. In presenza di uno di questi segnali non attenda un appuntamento programmato e si rivolga a un pronto soccorso oftalmico.

Le cause graduali più frequenti

Quando l’annebbiamento si è installato lentamente, le possibilità sono diverse e non si escludono a vicenda: in una stessa persona possono coesistere.

  • Cataratta — opacizzazione del cristallino. Progressiva, in genere bilaterale ma asimmetrica, con abbagliamento e perdita di contrasto.
  • Maculopatia — sofferenza della parte centrale della retina. L’elemento che la distingue è la distorsione: le linee rette appaiono curve, e al centro del campo visivo compare una zona meno leggibile.
  • Occhio secco e alterazioni del film lacrimale — causa sottovalutata e molto comune. L’annebbiamento è tipicamente intermittente, peggiora davanti allo schermo e migliora dopo un battito di palpebre.
  • Difetto visivo non corretto o corretto male — miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia. La causa più semplice, e la prima da escludere.
  • Alterazioni della cornea — opacità, cheratocono, sofferenza dello strato più interno.
  • Retinopatia diabetica — in chi ha il diabete, l’annebbiamento può essere il primo segno di un interessamento retinico, anche prima di qualunque altro sintomo.

Un caso a parte merita una menzione, perché viene regolarmente interpretato al contrario: alcune cataratte inducono una miopizzazione transitoria dell’occhio, e la persona torna a leggere da vicino senza occhiali. È un fenomeno che sembra un miglioramento e che invece segnala una progressione.

Come si distinguono

La visita oculistica completa risolve la maggior parte dei dubbi in un solo accesso, perché le informazioni necessarie provengono da esami rapidi e non invasivi. La misurazione della vista e la refrazione escludono il difetto ottico non corretto. L’esame alla lampada a fessura mostra lo stato della cornea e del cristallino, e quindi l’eventuale cataratta e la sua entità. La misurazione della pressione intraoculare e l’esame del fondo oculare valutano nervo ottico e retina. La tomografia a coerenza ottica — l’OCT — restituisce immagini in sezione degli strati retinici e chiarisce se la macula è sofferente.

È il motivo per cui, di fronte a un annebbiamento, l’ordine corretto non è cambiare gli occhiali e vedere come va, ma stabilire da dove viene. Un paio di lenti nuove su una cataratta iniziale funziona per qualche mese e poi va rifatto: la necessità di cambiare correzione più spesso del solito è essa stessa un segno.

Due errori frequenti

Il primo è attribuire tutto all’età. Una certa riduzione della vista con gli anni è fisiologica, ma «è l’età» non è una diagnosi e non distingue una presbiopia da una maculopatia iniziale. Il secondo è aspettare che il sintomo diventi grave. Nella cataratta l’attesa ha un costo tecnico — una lente molto indurita rende l’intervento più impegnativo — e nelle patologie della retina ha un costo funzionale, perché ciò che si perde non sempre si recupera.

Una visita che si conclude con «non c’è nulla da fare adesso, ci rivediamo tra un anno» non è una visita inutile: è un’informazione che permette di smettere di preoccuparsi.

Che cosa accade dopo la visita

Al termine riceverà il referto e la spiegazione di quanto è emerso. Se esiste un’indicazione chirurgica per la cataratta, le vengono illustrati tecnica, lente e tempi. Se il quadro riguarda la retina, il nervo ottico o la superficie oculare, le vengono indicati l’approfondimento necessario e il percorso appropriato. In ogni caso esce sapendo da che cosa dipende il suo annebbiamento.

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