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Laser per miopia e presbiopia: potenzialità e limiti

Miopia e presbiopia vengono spesso elencate insieme come «difetti della vista». Ma sono profondamente diverse, hanno sede in due strutture diverse dell’occhio, e di conseguenza il laser ha effetti diversi nei due casi.

Nella miopia l’occhio mette a fuoco le immagini davanti alla retina anziché su di essa, per un rapporto sbagliato fra la lunghezza del bulbo e il potere delle sue lenti. Si sviluppa nell’età scolare, progredisce nell’adolescenza e in genere si arresta fra i venti e i venticinque anni.

La presbiopia è un’altra cosa. Il cristallino cambia forma per mettere a fuoco da vicino; con gli anni perde elasticità e questa capacità si riduce. Compare intorno ai quaranta-quarantacinque anni, progredisce fino ai sessanta circa e riguarda tutti, miopi compresi: non è un difetto che si è formato, è un’evoluzione fisiologica della lente.

Che cosa fa il laser, in concreto

Il laser a eccimeri rimodella la cornea, la lente esterna e trasparente dell’occhio, spessa poco più di mezzo millimetro: asportando tessuto dell’ordine dei micron secondo un profilo calcolato, ne modifica la curvatura e quindi il punto in cui le immagini vanno a fuoco. Non agisce sul cristallino né sulla retina e non modifica il decorso di eventuali patologie: agisce sulla misura del difetto.

Le tecniche, e perché non ne esiste una migliore

Le tecniche di superficie — PRK e LASEK — asportano o sollevano l’epitelio, lo strato più esterno, prima del trattamento. Non creano lamelle, hanno un profilo di sicurezza favorevole sulle cornee più sottili, ma comportano alcuni giorni di fastidio e un recupero visivo più lento.

La LASIK e la femto-LASIK creano una lamella corneale, sollevata durante il trattamento e riposizionata alla fine: nella femto-LASIK il taglio è eseguito da un laser a femtosecondi anziché da una lama. Il recupero è rapido e il decorso poco fastidioso, ma esistono complicanze specifiche legate alla lamella.

La SMILE, la tecnica più recente, ricava con il laser a femtosecondi un piccolo lenticolo all’interno della cornea e lo estrae da una micro-incisione, senza asportazione dell’epitelio e senza lamella: l’impatto sulla superficie oculare è minore.

La scelta non dipende da quale tecnica sia migliore in astratto, ma dalla cornea del singolo paziente, dall’entità del difetto e dalle condizioni della superficie oculare: è una decisione che si prende dopo gli esami.

Chi è idoneo e chi no

IAPB Italia indica criteri consolidati, che vale la pena conoscere prima di prenotare una consulenza.

  • Età: in genere fra i venticinque e i quarant’anni. Prima il difetto può ancora progredire; dopo entra in gioco la presbiopia e aumenta il rischio di secchezza oculare.
  • Stabilità del difetto documentata da almeno uno o due anni.
  • Spessore corneale adeguato, misurato con la pachimetria.
  • Assenza di cheratocono e di altre patologie della cornea: la topografia corneale serve esattamente a escluderle.
  • Assenza di una sindrome dell’occhio secco significativa, che il trattamento tende a peggiorare.
  • Entità del difetto entro certi limiti: indicativamente fino a circa dieci diottrie di miopia e cinque o sei di ipermetropia.

La presbiopia: la patologia in cui il laser risolve meno

Sulla presbiopia il laser incontra un limite di principio: rimodellare la cornea non restituisce al cristallino l’elasticità che ha perso. Le strade percorse sono compromessi.

La monovisione corregge un occhio per la distanza e lascia nell’altro una leggera miopia per la lettura. Funziona in una parte dei pazienti e non in tutti, perché richiede una tolleranza alla differenza fra i due occhi che non è prevedibile a tavolino: per questo si prova prima con le lenti a contatto. I profili multifocali applicati alla cornea — la presbiLASIK — distribuiscono la messa a fuoco su più distanze, al prezzo della qualità visiva e del contrasto.

Dopo i cinquantacinque anni la domanda cambia

Se il cristallino sta perdendo trasparenza, la cornea non è più il punto della questione. Correggere la superficie di un occhio in cui la lente interna si sta opacizzando produce un miglioramento parziale e destinato a esaurirsi, perché la causa dell’annebbiamento resta al suo posto. In quella fase la strada è la sostituzione del cristallino, che è anche il momento in cui si sceglie la lente intraoculare e con essa la correzione che rimarrà nell’occhio. È la ragione per cui una richiesta di «laser per non portare più gli occhiali» dopo i cinquantacinque anni merita prima una visita completa che una consulenza refrattiva.

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