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Patologie della retina: i sintomi che non vanno ignorati

La retina non fa male.

È la ragione per cui le sue malattie arrivano tardi all’attenzione di chi le ha: non c’è un dolore che avverta, ma un cambiamento di ciò che si vede, e l’occhio sano compensa quello malato fino a quando il danno è esteso.

La retina è il tessuto nervoso che riveste la parete interna dell’occhio: trasforma la luce in segnale elettrico e lo invia al cervello. È anche l’unica parte dell’occhio che non si può sostituire — un cristallino opaco si rimuove e si sostituisce con una lente artificiale, una cornea compromessa entro certi limiti si trapianta, il tessuto retinico quando si perde non si recupera.
Da qui due conseguenze pratiche. Nella patologia retinica il tempo è parte della terapia: la stessa lesione trattata in due giorni o in due settimane non ha lo stesso esito funzionale. E nei soggetti a rischio i controlli programmati valgono più di qualunque trattamento tempestivo, perché intercettano il problema prima che diventi un sintomo.

I sintomi che riguardano la retina

Sono pochi e riconoscibili. Nessuno di essi è doloroso, ed è proprio questa la ragione per cui rischiano di essere ignorati.
· Lampi di luce, spesso alla periferia del campo visivo, più evidenti nella penombra o muovendo l’occhio.
· Mosche volanti comparse improvvisamente e in gran numero, o una macchia scura mobile che prima non c’era.
· Una tenda, un’ombra o un velo che avanza da un lato o scende dall’alto e non si sposta battendo le palpebre.
· Le linee dritte — lo stipite di una porta, le fughe delle piastrelle — che appaiono ondulate o interrotte.
· Una macchia fissa al centro di ciò che si guarda, che accompagna lo sguardo quando l’occhio si sposta.
· Una riduzione della vista comparsa in poche ore, in particolare in un solo occhio.

Se uno di questi segnali compare all’improvviso, la valutazione va cercata nell’ordine delle ore e non dei giorni: in assenza di un appuntamento, in un pronto soccorso oftalmico. Un controllo che si conclude senza riscontri non è un accesso sprecato: è l’unico modo di escludere le condizioni in cui il ritardo costa vista.

Il distacco di retina

Con l’età, e molto prima nell’occhio miope, il gel vitreale che riempie la cavità oculare si contrae e si separa dalla retina. È un evento fisiologico — il distacco posteriore del vitreo — che nella maggioranza dei casi si esaurisce con qualche mosca volante in più. In una minoranza di casi la trazione produce una rottura: il liquido passa attraverso la breccia e solleva il tessuto dalla parete. Questo è il distacco di retina, e da quel momento la porzione sollevata non riceve più nutrimento.
I fattori di rischio sono noti: miopia superiore alle tre diottrie, un occhio già operato con impianto di lente artificiale, un distacco posteriore del vitreo in atto, un trauma oculare, una familiarità o un distacco già avvenuto nell’altro occhio.
Il trattamento dipende da che cosa si trova.

Una rottura senza distacco si tratta con laser argon in ambulatorio: la fotocoagulazione crea una barriera di aderenza intorno alla lesione e impedisce al liquido di progredire, in anestesia con collirio e con funzione preventiva. Quando il distacco è avvenuto si passa alla chirurgia: la vitrectomia rimuove il gel vitreale e riaccosta la retina con un tamponamento di aria, gas o olio di silicone, oppure, in casi selezionati, si applica un cerchiaggio che avvicina la parete alla retina sollevata.
Secondo IAPB Italia il riaccollamento si ottiene nell’80-90% dei casi con un solo intervento. Il recupero della vista è però una questione distinta dal successo anatomico: dipende da quanto è durato il distacco e dal coinvolgimento della macula. È il motivo per cui qui si ragiona in ore.

La retinopatia diabetica

Il diabete danneggia i capillari, e la retina è uno dei tessuti in cui questo danno si vede prima. Interessa circa un terzo delle persone con diabete e, secondo i dati raccolti da IAPB Italia, la prevalenza cresce con la durata della malattia: intorno al 20% dopo cinque anni, tra il 40 e il 50% dopo dieci, oltre il 90% dopo venti.
Nella forma non proliferante i vasi indeboliti danno microaneurismi, piccole emorragie ed essudati; nella forma proliferante l’occlusione estesa dei capillari induce vasi nuovi e fragili, che sanguinano nel vitreo e producono tessuto cicatriziale fino alla trazione sulla retina. Una complicanza a sé è l’edema maculare diabetico: il liquido si raccoglie al centro e riduce la vista anche quando il resto della retina è in ordine.
Il punto decisivo è che tutto questo procede senza sintomi per anni. Per questo le linee guida italiane indicano una periodicità dei controlli e non un’attesa del disturbo: ogni due anni in assenza di retinopatia, ogni anno nelle forme iniziali, ogni sei mesi nelle forme da moderate a severe. Il trattamento si articola su tre strumenti — laser, iniezioni intravitreali per l’edema maculare, vitrectomia nei quadri avanzati — e su un quarto che non è oculistico: il controllo di glicemia e pressione.

Occlusioni vascolari e degenerazioni periferiche

L’occlusione di una vena retinica si manifesta come una riduzione della vista rapida e indolore, spesso al risveglio, e la sua conseguenza più frequente è l’edema della macula, che si tratta con iniezioni intravitreali. Le degenerazioni periferiche sono invece alterazioni che si trovano spesso negli occhi miopi durante un esame del fondo: la maggior parte non richiede nulla, alcune un laser preventivo. Distinguere ciò che va sorvegliato da ciò che va trattato è esattamente il compito della diagnostica retinica.

Interventi e terapie in Nuovista

L’inquadramento avviene in un unico accesso: esame del fondo oculare in dilatazione e OCT, che restituisce la retina in sezione.

  • Dove l’indicazione è il laser retinico, il trattamento si esegue in ambulatorio.
  • Dove è farmacologica, si esegue la terapia intravitreale, con il calendario delle somministrazioni definito in visita e consegnato per iscritto: in queste terapie la regolarità conta più di ogni altra variabile.
  • Dove è chirurgica, la clinica dispone di sale operatorie autorizzate come presidio di chirurgia ambulatoriale di secondo livello, e il chirurgo che pone l’indicazione è lo stesso che esegue l’intervento e la rivede ai controlli.

Quando il quadro richiede un setting diverso, questo viene indicato: il referto le resta in mano e può essere usato dove sceglierà di proseguire.

Chi dovrebbe controllare la retina anche senza sintomi:
· Chi ha una miopia media o elevata, a qualunque età.
· Chi ha diabete, secondo la periodicità indicata dal diabetologo o dall’oculista.
· Chi è stato operato di cataratta o ha una lente intraoculare.
· Chi ha familiarità per distacco di retina o per maculopatia.
· Chi ha subito un trauma oculare, anche a distanza di mesi.

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